“Il dubbio è l’inizio della conoscenza.”
CARTESIO
Domenica 12 giugno si è votato per cinque quesiti referendari che non hanno però raggiunto il quorum. L’affluenza alle urne è stata del 20,9%, praticamente 1 italiano su 5. A Sezze la percentuale dei votanti è stata appena del 5,9%.
Probabilmente la natura squisitamente tecnica dei quesiti ha giocato un ruolo importante nella scelta di molti di non recarsi alle urne. Spesso, temi così, sono percepiti lontani dalle persone che non se ne sentono coinvolte.
Ma siamo davvero sicuri che sia solo questo?
Qualche mese fa i setini sono stati chiamati ad eleggere la nuova Amministrazione. Certamente qualcosa di molto vicino a ciascuno, eppure l’affluenza era stata di poco più del 61% al primo turno.
Al ballottaggio ha votato addirittura meno del 50% degli aventi diritto.
Viene da chiedersi cosa ci stia accadendo, perché la metà di noi sia così sfiduciata da non partecipare alla vita politica del paese.
La Politica
Il mondo politico, frutto, spesso, di alleanze, manovre e tradimenti, ci appare sempre più come qualcosa di lontano, di ingarbugliato.
Così, mentre siamo presi dai nostri problemi reali, guardiamo alla politica in maniera distratta. Intanto, la televisione, i giornali e i social ci offrono la loro lettura della politica, trasponendola su un piano “popolare”. Allora ecco che, dalla politica nazionale a quella locale, lo scenario politico si trasforma in uno stadio, dove ciascuno tifa la propria squadra “perché è la meglio”.

La squadra è “scelta di cuore”, la politica deve essere “scelta di ragione”.
E già perché, che ci piaccia o no, la politica non è come il calcio! Una vittoria o una sconfitta sul campo di gioco, per quanto ci renda felici o ci rovini il fine settimana, lascia comunque il tempo che trova.
La politica invece no, lei non si esaurisce con un voto. Ha effetti sul nostro quotidiano, quello di oggi o quello di dopodomani. Compromette il nostro futuro e quello dei nostri figli.
Eppure ci ritroviamo con una visione miope che può essere molto pericolosa, incapaci di vedere le tante sfumature dei fatti.
Non possiamo permetterci di non porci domande, di accettare come dogmi di fede tutto ciò che ci viene detto dalla nostra “fazione”.
Se mai riusciremo ad uscire dalle nostre “curve da stadio”, allora potremo tornare a confrontarci e a crescere. Potremo riappropriarci del nostro oggi e del nostro futuro.
Non ci resta che augurarci tutti di ritrovare la strada del dubbio, della discussione e del dialogo.
“Il Punto Interrogativo è il simbolo del Bene, così come quello Esclamativo è il simbolo del Male. Quando sulla strada vi imbattete nei Punti Interrogativi, nei sacerdoti del Dubbio positivo, allora andate sicuro che sono tutte brave persone, quasi sempre tolleranti, disponibili e democratiche. Quando invece incontrate i Punti Esclamativi, i paladini delle Grandi Certezze, i puri dalla Fede incrollabile, allora mettevi paura perché la Fede molto spesso si trasforma in violenza.” (L. De Crescenzo)

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Manuela Fantauzzi
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