La politica della gente
Se pensiamo al modo di fare politica sino alla fine degli anni ’70 ci accorgiamo di come questa costituisse un fattore importante nella vita della gente comune. Dal dopoguerra in poi, infatti, le persone vivevano nutrendosi di ideali, nella speranza di un futuro sempre migliore e di un mondo diverso. Oggi, invece, il qualunquismo si sta diffondendo sempre di più e la sfiducia della popolazione nei confronti della classe politica è significativa e preoccupante.
I partiti di massa e l’affluenza al voto
Partiti come la DC o il PCI, ad esempio, erano partiti che venivano votati dalla stragrande maggioranza della popolazione. L’adesione ai valori e agli ideali del proprio schieramento era sincera e il tesseramento era considerato qualcosa di estremamente serio. Le personalità a guida dei vari partiti erano carismatiche e, soprattutto, credevano nei loro progetti. La gente, insomma, credeva nella potenzialità della politica di trasformare, cambiare e rigenerare il Paese. Oggi, stanchi di anni di crisi economica e di tagli ai servizi essenziali, le persone stanno perdendo sempre più la fiducia nella classe politica e nelle istituzioni. La percentuale di affluenza al voto è sempre più bassa e chissà se il prossimo 25 settembre non si batta il record delle elezioni politiche del 2018 (circa 72,95%, minimo storico dal 1948).

L’influenza della politica sulle nostre vite
Scuola, sanità, lavoro ma anche agricoltura, ambiente e legalità: la politica gestisce tutto ciò che interferisce o che è parte della vita di ciascuno. Come ci si può, quindi, astenere da una decisione così importante? Si tratta di una scelta che si fa sulla propria pelle e, soprattutto, sul futuro delle prossime generazioni. La delusione, causata da una classe politica spesso corrotta e quasi mai promotrice dei progetti presentati in campagna elettorale, non deve trasformarsi in astensione ma deve spingere a scegliere bene i propri rappresentanti, a documentarsi e a fare una scelta che sia il più coscienziosa e informata possibile.

La politica estera
Oggi più che mai la politica estera è uno dei campi più importanti da gestire e le decisioni prese influenzano non solo l’economia ma l’intera vita di un Paese. Nel caso dell’Italia, membro dell’UE, della NATO e porta d’ingresso d’Europa per i rifugiati, la situazione è ancora più delicata e gli accordi internazionali sono spesso necessari. Intervenire o non intervenire in un conflitto tra altri due Stati? Salvaguardare il made in Italy o favorire l’importazione dai Paesi orientali? A queste domande può trovare una risposta equilibrata solo una politica seria, informata e determinata a favorire il benessere della propria nazione. Anche in questo caso il voto è il mezzo datoci per poter esprimere la nostra preferenza a riguardo, nella speranza di vivere in futuro in un Paese e in un mondo in cui finalmente viga la pace.


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