Lavoro, il braccio del bracciante indiano e l’indifferenza
In provincia di Latina, un lavoratore indiano ha subito un gravissimo incidente sul lavoro, perdendo un braccio e riportando diverse fratture. La vicenda ha assunto toni drammatici e disumani quando il suo datore di lavoro ha deciso di abbandonarlo davanti alla sua abitazione, senza alcun soccorso, scaricandolo brutalmente da un pulmino.
Questo episodio, avvenuto ieri, non rappresenta solo una grave violazione della dignità umana, ma anche un ritorno a pratiche retrive che annullano decenni di conquiste per i diritti dei lavoratori. In un contesto già segnato dal fenomeno del caporalato, particolarmente diffuso nell’Agro Pontino, si aggiunge un ulteriore capitolo di sfruttamento e indifferenza verso la condizione dei lavoratori immigrati.
Il caporalato, una pratica illegale di reclutamento di manodopera destinata al lavoro in condizioni di sfruttamento, continua a prosperare a poche decine di chilometri da Roma. Questo sistema criminale, spesso legato al settore agroalimentare, consente a imprenditori senza scrupoli di trarre profitto da situazioni di precarietà e marginalizzazione estrema. Migliaia di lavoratori, in gran parte migranti, subiscono le conseguenze di un regime che li relega a una vita di emarginazione e sfruttamento.
L’episodio di ieri evidenzia l’urgenza di combattere con decisione il caporalato e di garantire il rispetto dei diritti fondamentali dei lavoratori. La legalità e la dignità umana devono essere ristabilite in un territorio ancora troppo spesso preda di pratiche inaccettabili.
Mirella Cammarone
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