Fratelli a Sezze: Lidano e Loretuccia

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Mio nonno Lidano aveva una sorella Loretuccia. Erano solo loro due. Non venivano certo da un mondo di affetti, piuttosto un mondo di bisogno, di vita da vivere per sopravvivere
Nonno restò bloccato per una paralisi e questo fu tragedia per un uomo uso alla pianura infinita, all’ aria aperta, alle osterie. Carrettiere che, come ogni carrettiere, era come un centauro: mulo, cavallo e a tempo perso uomo.
Rimase immobile per un tempo lungo e fu, per lui, peggio che morire.
Ogni tanto, tipo una volta a settimana veniva da lui Loretuccia che non era donna di tante parole. Veniva, mia nonna usciva di scena e loro due restavano nella stanza di nonno, stretta e lunga. Iniziava una sorta di rito: i due stavano due ore o di più lì senza dirsi nulla, ma nulla, eppure stavano lì. Nonna le prime volte mi chiedeva “ma che fao” . Non facevano, non dicevano, restavano, restavano. Lei, non era donna usa ai salamelecchi, tal quale il fratello. Questa storia duro fino a che i due non furono due e chi rimase sentì la mancanza
Non so se i due fossero telepatici, avessero sintonie di onde con frequenze che si incrociavano. So che nonno quando stava per ricevere la silenziosa visita della sorella cominciava a guardare alla finestre. Lei arrivava di sicuro. Essere fratelli è cosa strana, i fratelli sono gli esseri più uguali che la natura ha creato. Io posso testimoniare, giocavo sotto il tavolo della camera di nonno e vi giuro che si dicevano tutto senza ci fosse un suono. I due fratelli non hanno mai litigato, mai come se a questo mondo dovessero essere in due.
Direte, ma perché ci racconti questa storia? Perché è una storia da raccontare e poi se non lo faccio io si perde ed è peccato, un poco di piccole vite da cui vengo anche io

Nella foto Loretuccia, la foto è pubblicata nel volume di Luigi Zaccheo “Sezze che scompare”

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